Come scambiare il dito per la luna. E la luna per il dito!

18 Gennaio 2008, Venerdì

Ecco dunque un esempio di come un modo di concepire scientificamente il mondo sia allo stesso tempo:

- un “salto di coscienza” nel percepirlo 
- una possibilità di fraintendere il metodo trovato per una essenza del mondo stesso

L’esempio riguarda il più semplice degli assiomi matematico-fisici, il capitolo 1 di tutti i manuali di fisica. Sto parlando della descrizione del moto di un corpo.
Auto precipita nel TamigiDurante il moto di un corpo vi sono fenomeni che la nostra coscienza percepisce intuitivamente. Il suo carattere riflessivo che ci autopercepisce in un passato, in un presente, in un futuro, fa sì che noi possiamo applicare queste categorie anche ad un oggetto.
La prima considerazione che facciamo a riguardo di un moto è che il corpo si è spostato. Prima era lì ora è qua. Questa si esprime, nello sviluppo del sistema euclideo, con un cambiamento di coordinate cartesiane. (Non mi dilungo sul senso dello spazio implicito nel sistema cartesiano).
La seconda osservazione (ricordiamo sempre intuitiva) è riferita al fatto che il corpo si muove. Questo fenomeno, che trasceso nel suo perdurare è stato definito come velocità, è descritto dalla formula                                             
                                                  \vec {v} =  rac {\vec {p'}-\vec {p}}{t'-t} =  rac {\Delta\vec {p}}{\Delta\ t}
Il cambiamento di posizone in rapporto al tempo
Vorrei salvare il povero tempo della formuletta dalle speculazioni astratte. Se esso sia oggettivo, soggettivo, reale o immaginario. Esso è semplicemente la modalità della nostra esistenza che percepisce se stessa.
Un ultima constatazione si rivolge al variare della qualità del corpo tra la sua staticità e  il suo movimento. Noi riusciamo quindi a percepire una variazione di velocità.

                                           \vec {a} =  rac {\vec {v}_2 - \vec {v}_1}{t_2 - t_1} =  rac {\Delta\vec {v} }{\Delta t}
 
L’accelerazione è quindi sensibilmente nella nostra capacità di realizzarla intuitivamente.
Ecco un esempio semplice, ma di importanza incommensurabile della possibilità dell’uomo di trascendere i fenomeni, cioè di ricostruire un mondo sopra una visione che via via lo comprende (lo afferra) sempre più in profondità. Questo perchè comprende con maggior profondità le strutture mediante le quali lo percepisce.

D’altra parte l’astratta percezione della variazione di spazio e della variazione di velocità unite alla importanza che noi diamo all’acquisizione di queste idee, può trarci in inganno. Possiamo quindi arrivare a dire che lo studio della variazione sia di fondamentale importanza per la ricerca scientifica del moto dei corpi. Così facendo proseguiremo nello studio della variazione dell’ accelerazione cercando di determinare le variazioni di accelerazione nel tempo e, via via, potremmo continuare su questa strada all’infinito.
Ora ciò che mi preme e riportare all’attenzione le evidenze della coscienza. Quest’ultima non ha nessuna percezione della variazione di accelerazione. Essa nell’osservare un moto non distingue se esso (nel caso di progressivo aumento della velocità) subisca una variazione di accelerazione o semplicemente una accelerazione costante molto forte. L’accelerazione infatti è l’estrema relazione trascendentale che la coscienza può porre nell’osservare un corpo prima fermo e poi in movimento, nell’osservare in sintesi il movimento (che noi concepiamo solo avendo coscienza della stasi di un corpo). Ciò non toglie che sia possibile analizzare (solo con apparecchiature scientifiche) i moti che ci circondano esclusivamente in funzione delle variazioni di accelerazione, dimenticando i passaggi essenziali che ci hanno condotto a questa funzione matematica.

Il mio intervento non si rivolge quindi ai fisici che intendono studiare la variazione di accelerazione, ma a questa metodologia che oggi è predominante nella ricerca scientifica e, più grave, nell’insegnamento universitario. Lo studio di funzioni di funzioni legate alla nostra percezione evidente  (la formula della velocita è una funzione dello spazio ecc…) , di integrali di integrali rappresentano gli strumenti odierni del matematico. Lo studio di una concezione spaziale a quattro, cinque, infinite dimensioni è ciò che spesso viene definita come una concezione più avanzata della fisica e studiata (rigorosamente sulla carta) da schiere di fisici senza che si avverta che quelle costruzioni non possono Edmund Husserlfar parte dell’uomo di oggi ne lo potranno fare nell’uomo che vivrà nel 3007; e se così è, i loro risultati non entreranno per nessuna porta nella sua vita.
Questa discussione, secondo me, è un esempio di riconduzione dei principi scientifici al loro siginificato: il rapporto con i fenomeni. La fenomenologia non ha altro obiettivo. Essa, d’altra parte, risulta indigesta nella lettura del tortuosissimo Husserl proprio perchè egli non aveva definitivamente abbandonato (seppure lo abbia fatto più di ogni altro) tutte le allettanti promesse che il pensiero scientifico poneva con la sua presenza. Presenza incontrovertibile ed ineludibile per chiunque oggi voglia proporre una visione chiara dell’uomo.

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